lunedì 10 settembre 2012

LA CHIESA MEDIOEVALE DI "SANCTA CORONA DE RRIVORA"


Chiesa di Santa Corona 

La Chiesa medioevale di Santa Corona sorge sulla sommità di un lieve poggio che domina il canale di Mar ‘e foghe, S’Arriu, dal quale prese nome l’agglomerato di case che costituiva la domestica di Santa Corona. 
La sua edificazione risale a un periodo compreso tra la seconda metà dell’XI e la prima metà del XII secolo. 
Furono i monaci di Bonarcado a introdurre in Sardegna il culto di Santa Corona (1), tradizionalmente legata a San Vittore, altro importante Santo dell’Ordine monastico camaldolese. 
Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado (2-3) ritroviamo diversi riferimenti a Sancta Corona de rRivora e, in particolare, la conferma delle donazioni e delle disposizioni fatte al Monastero di Bonarcado dal Giudice di Arborea, Costantino, al momento della sua fondazione. 
La scheda n. 1 del condaghe infatti recita: et confirmolli sa domo de Sancta Corona de rRivora cum omnia cantu aet: cum terras, cum binias, cum servos et ancillas”. 
Dalla lettura di altre schede del Condaghe (la n. 7 e la n. 115) si evince chiaramente che già nella prima metà del XII secolo Santa Corona di Riola fosse una fiorente fattoria (sa domestica) dotata con ogni probabilità di una propria chiesa (4).
Negli ultimi anni sono state avanzate nuove ipotesi sull'origine e sull'appartenenza della chiesa. Secondo lo storico F.C. Casula, intorno al 1100 l'edificio sarebbe stato annesso a un ospedale dei Templari, destinato ai viandanti che percorrevano la strada tra Othoca e Cornus. Nel 1199, sarebbe poi passato ai Camaldolesi di Bonarcado, che lo dedicarono a Santa Corona. 
Ricerche più recenti hanno ipotizzato che la chiesa sia rimasta sempre sotto il controllo dei Monaci Cavalieri del Tempio, già “proprietari di vasti possedimenti, beni e ricchezze in tutto il giudicato” (5).


Ruderi della Chiesta di santa Corona negli anni '50
Ruderi della Chiesa di Santa Corona negli anni '70

Nel corso dei secoli la chiesa di Santa Corona è stata oggetto di  vari interventi di ricostruzione e ristrutturazione. La sua ricostruzione, quasi certamente eseguita tra il XIV e XV secolo sull'impianto originario, fu seguita da ulteriori lavori nel XVII secolo. Di questo periodo restano ancora visibili alcuni elementi, tra cui le due nicchie - oggi molto erose - poste sul lato sinistro della navata centrale: una terminante a timpano, l'altra ad arco con colonnine laterali. 
Dalle ricerche di Claudio Zoncu sulle registrazioni parrocchiali, si è accertato che  "la chiesa di Santa Corona, almeno dai primi anni del 1600 e fino agli inizi del 1800, è stata la parrocchiale di Riola".
A partire dal 1809, come attestato dal “liber defunctorum”, i parroci iniziarono a registrare la parrocchia di San Martin come Parroquia Antigua e come luogo di sepoltura. Ciò conferma quanto emerge dagli atti delle visite pastorali del 1791 e del 1803, che segnalano come chiesa principale  la nueva Iglesia, ossia l'attuale edificio parrocchiale.
Un ulteriore conferma proviene dal Dizionario Geografico dell’Angius Casalis, pubblicato a metà dell'800. Nel capitolo dedicato al paese di Riola si legge:
La chiesa parrocchiale ha per titolare Sant'Anna, ed ha notevole per la ricchezza un altare…. Il camposanto fu formato fuori del paese presso l’antica chiesa di San Martino Vescovo, che in altri tempi fu parrocchia; il cortile della chiesa del “glorioso S. Martin”.
All’inizio dell’800, dunque, Santa Corona venne trasformata in cimitero pubblico, funzione che mantenne fino al 1936 (6). Seguirono, poi, lunghi anni di inspiegabile abbandono e degrado. Nel 1980 i professori Giuseppe Pau e Raimondo Zucca, scrivevano: 
Oggi quest’antica chiesa è fatiscente. Resta qualche tratto di muro laterale a destra dell’aula, resta un tratto della volta a botte del presbiterio, restano due cappelle sul lato destro. In origine l’aula aveva tre navate”. 
Fortunatamente, tra la fine del primo decennio degli anni 2000 e l'inizio del successivo, la chiesa è stata sottoposta a importanti lavori di risanamento conservativo e di restauro. Gli interventi, conclusi nel 2012, hanno consentito di restituire alla comunità riolese la più importante testimonianza della sua storia medioevale. 


Note:

1) Nella Bibliotheca Sanctorum si legge: Corona=Stefania. Nella Enciclopedia Cattolica si legge: “S.S. Vittore e Corona Santi Martiri”. 
Sono commemorati nel Martirologio Geronimiano il 14 maggio come martiri d’Egitto. I loro nomi ritornano però ancora in altri giorni e con altre indicazioni topografiche. La passio conservata in diverse relazioni latine, greche e orientali è molto leggendaria. Vittore era soldato al tempo di Antonino il Pio; arrestato e sottoposto ad aspri tormenti fu finalmente decapitato; Corona, giovane moglie di un altro militare, assistendo al processo di Vittore, lo incoraggiava a resistere; fu perciò condannata e, legata a due palme, squarciata in due”.

2) Il “Condaghe” è un documento amministrativo in uso nella Sardegna bizantina e giudicale; una sorta di registro patrimoniale in cui erano raccolti inventari ed annotazioni varie riguardanti atti notarili e giudiziari come eredità, donazioni, permute, ecc.
3) La notizia storica della donazione di Santa Corona al Monastero veniva già riportata  nel Codex diplomaticus di P. Tola (pubblicato però quando non era stato ancora scoperto il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado), con l'indicazione del 1211 quale anno di conferma della concessione: “ecclesiam Sancte Corone de Nuvole in qua patrimonium abeti”.  A differenza di quanto riportato nel Condaghe, nel testo del Tola non si parla di "domus", cioè di fattoria, ma di Chiesa di Santa Corona. 

4) Ville, domus e domestie erano, in epoca medioevale, le basi dell'ordinamento fondiario della Sardegna. In questi centri, nei quali l'economia predominante era quella legata alla terra con una produzione di carattere curtense, sufficiente al fabbisogno, perduravano ancora modi di vita, sistemi e consuetudini dell'epoca basso-imperiale romana o del periodo della dominazione bizantina. Le terre in genere non erano chiuse; difficilmente anzi erano limitate da un recinto o da un fossato (i confini delle proprietà, detti sinnas, venivano determinati da grosse pietre.... a protezione di essi e delle terre delimitate si avevano chiesette di campagna ... Alcune terre dipendenti dalla domu erano destinate alla coltura della vite, altre a frutteti, altre ancora a canneti...

5) Alcuni indizi ed elementi a sostegno della tesi secondo la quale la Chiesa di Santa Corona  fu  edificata  dai Monaci Cavalieri (ai quali si suppone appartenesse), si rinverrebbero nello stesso Condaghe di Santa Maria di Bonarcado. 
Nella scheda n. 115 viene citato, come testimone di un atto di assegnazione/donazione di servi alla chiesa, il "presbitero" di Santa Corona Terico Arras, chiamato allo stesso tempo “cabridano”, capitano; ciò ha fatto ipotizzare che si trattasse di un sacerdote, che allo stesso tempo era militare e, quindi, quasi certamente un templare. Nello stesso documento la chiesa viene definita "tempio", secondo l'uso templare. 
La tesi in questione, pur interessante e suggestiva, dovrà trovare ulteriori conferme e prove documentali. Nel recente saggio curato da Massimo Rassu (Templari, Crociate, Giudicati e Ordini Monastico-Cavallereschi nella Sardegna Medioevale), pur rilevando come gli indizi che fanno pensare ad una diffusa presenza dei Cavalieri del tempio nella nostra provincia siano tanti, emerge che di certezze documentali, almeno fino ad ora, non ne sono state trovate.
Nell'edizione "Ilisso" del "Condaghe di Santa Maria di Bonarcado", curata da Maurizio Virdis, alla scheda n. 115 (per una nuova lettura o interpretazione del testo originario) il termine "cabridanu", capitano, è sostituito dal termine "preidaru", cioè prete. 

6) Nel 1936 fu inaugurato il nuovo cimitero nel quale parecchi riolesi decisero di farvi trasferire i resti di molti dei loro cari defunti. Il primo riolese ad essere sepolto nel nuovo cimitero fu Rosa Piras Ponti (1875-1936), precisamente il 26 marzo 1936; seguì tre giorni dopo il marito Pietro Mocci-Sulas (1869-1936) che in vita esercitò il mestiere di “grideri”, cioè banditore. 

Fonti utilizzate: 
- "Riola Sardo Villa Giudicale" di Giuseppe Pau e Raimondo Zucca 
- "Zenti Arrioresa" di Claudio Zoncu 
- Sito istituzionale del Comune di Riola Sardo.


Post a cura di Gilberto Linzas

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