domenica 6 aprile 2014

“SA DII DE SA MAIMOA” - “S’INDORAU” - di Benedetto Sulas

Tanto tempo fa, il primo maggio di ogni anno, gruppi di ragazzi invadevano le vie di Riola, portando con sé un cestello di vimini, dentro il quale era stato sistemato un fantoccio di “coragantzu” (it. ingrassabue o fiordoro), vestito con un panno colorato.  Il fantoccio veniva chiamato “Maimoa(1).
I ragazzi bussavano alle porte delle case. A chi apriva dicevano: “s’ora de sa maimoa”; allora venivano loro offerti dei dolci, fichi e uva passa.  
Terminato il giro del paese, si recavano al fiume, a quei tempi chiamato “S’Indorau”, e qui buttavano il fantoccio, recitando una preghiera di origine antichissima:

Maimoa, Maimoa,
bett’abba a su liõi,
bett’abba a s’Indorau,
Maimoa laudau”. (2)

Liõi” era una storpiatura della parola “lori” (cereali).
Il rito, che si ripeteva annualmente, serviva per ingraziarsi una divinità della pioggia: Maimone.


Il nome del fiume “Indorau” fa della invocazione una particolarità riolese.
Anche in molti altri paesi della Sardegna, ma solo nelle annate siccitose, si svolgeva questo rito. La preghiera li univa:

Maimone, Maimone
abba cheret su laore
abba cheret su siccau
Maimone laudau”.

Sulla etimologia del nome “Maimone” (riolese "Maimoa") sono state avanzate diverse ipotesi. Quasi tutte lo fanno derivare dalla radice della parola semitica “maim” (acqua).
Nell’alfabeto ebraico, la lettera “m” [מ] si chiama “mem” (acqua).


Note:

1) "Maimoa" è anche il nome della coccinella in riolese.
2) La preghiera è riportata nella tesi di laurea di Bianca Maria Mocci: "Letteratura religiosa e magico-religiosa a Riola Sardo"


A cura di Benedetto Sulas


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