Giovanissimi San Martino 1979-80
La squadra dei Giovanissimi San Martino, nella stagione 1979/80, fu probabilmente la prima formazione calcistica riolese a prendere parte a un campionato giovanile a livello provinciale. Ne facevano parte i ragazzini nati dal 1967 al 1969, tra i quali c'ero anche io.
Fino ad allora nessuno di noi aveva mai disputato un campionato ufficiale, anche se il calcio era da sempre la nostra più grande passione. Giocavamo a pallone ovunque fosse possibile: per strada, nel cortile di scuola, su qualche area incolta adattata a campetto di calcio. Tra i più frequentati ricordo il campetto di “Cristiano”, dove oggi sorge piazza Europa, e quello di “Corradino”.
Spesso riuscivamo a organizzare partite anche con i ragazzini dei paesi vicini. Inforcavamo le biciclette e partivamo in gruppo, direzione Nurachi, Baratili o Narbolia, spinti solo dall'entusiasmo e dalla voglia di giocare.
Con la nascita della squadra dei Giovanissimi, per noi ragazzi si realizzava finalmente un sogno: giocare un vero campionato e indossare autentiche maglie da calcio, con il numero sulla schiena, proprio come i grandi calciatori che ammiravamo in televisione.
I componenti di quella squadra giovanile, in qualche modo "storica", erano numerosi: Fabio Sulas e Luigetto Soddu (portieri), Alessandro Trogu, Roberto Demontis, Ermanno Medde, Daniele Zoncu, Pietro Corda, Alessandro Trudu (difensori), Michele Zoncu, Piero Marongiu, Tore Marongiu, Giuseppe Atzori, Martino Piras (centrocampisti), Sandro Carta, Gilberto Linzas, Sandro Medde, Luca Mocci, Enzo Loche, Gianfranco Mocci, Gigi Cadeddu, Beniamino Orrù (attaccanti). Allenatore Giovanni Trogu; dirigenti Gianni Piras, Giampiero Marongiu, Elvio Carta, Peppino Corrias, Francesco Medde, Ovidio Putzolu.
Giovanissimi San Martino - formazione quasi al completo
(cliccare sulla foto per ingrandire)
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Ricordo che i completini arrivarono poco prima dell’inizio del campionato. Le maglie erano arancioni con bande blu sulle maniche: sembravamo la nazionale olandese. Io intanto comprai le mie prime scarpe da calcio, quelle tanto desiderate, le “Pantofola d’Oro”, allora famosissime.
Il campionato ebbe inizio, ma le partite della prima parte del torneo non andarono bene: subimmo infatti una lunga serie di sconfitte. Le squadre avversarie erano molto forti, soprattutto quelle oristanesi - Don Bosco, Folgore, Frassinetti, Cattedrale - più organizzate nel gioco e composte da ragazzi mediamente più alti e robusti di noi.
Ogni domenica mattina ci ritrovavamo al campo sportivo oppure, quando erano in programma le trasferte, nella sede di via Roma, al primo piano dell’ex caserma dei carabinieri, già centro UNLA.
Da lì, insiema ai dirigenti e agli accompagnatori, partivamo per raggiungere i campi di gioco, quasi sempre quelli di Sa Rodia, dove si disputavano le gare di tutte le squadre giovanili oristanesi.
Ogni domenica mattina ci ritrovavamo al campo sportivo oppure, quando erano in programma le trasferte, nella sede di via Roma, al primo piano dell’ex caserma dei carabinieri, già centro UNLA.
Da lì, insiema ai dirigenti e agli accompagnatori, partivamo per raggiungere i campi di gioco, quasi sempre quelli di Sa Rodia, dove si disputavano le gare di tutte le squadre giovanili oristanesi.
Partita dopo partita la mini-Riolese iniziò ad ingranare e a trovare un buon gioco. Arrivati a metà campionato, tuttavia, ci mancava ancora qualcosa, soprattutto in attacco, ma la sensazione era che la squadra stesse finalmente trovando la propria identità.
Fu allora che nella squadra vennero inseriti Maurizio Mocci e Sandro Loddo, quest'ultimo considerato il miglior attaccante in circolazione, anche se fuori quota. Da quel momento la squadra iniziò a esprimere un gioco decisamente migliore. Le partite diventavano sempre più combattute. Il nuovo centravanti segnava gol spettacolari, aiutando anche gli altri attaccanti e centrocampisti ad andare a rete. Segnai anch'io la mia prima rete, un gol che ricordo ancora oggi come se fosse ieri.
Fu allora che nella squadra vennero inseriti Maurizio Mocci e Sandro Loddo, quest'ultimo considerato il miglior attaccante in circolazione, anche se fuori quota. Da quel momento la squadra iniziò a esprimere un gioco decisamente migliore. Le partite diventavano sempre più combattute. Il nuovo centravanti segnava gol spettacolari, aiutando anche gli altri attaccanti e centrocampisti ad andare a rete. Segnai anch'io la mia prima rete, un gol che ricordo ancora oggi come se fosse ieri.
Le partite disputate a Riola erano senza dubbio le più emozionanti e intense, forse perché ci sentivamo più sicuri e sostenuti da un pubblico sempre numeroso e caloroso.
Il campionato si concluse verso la fine di aprile, o ai primi di maggio. Dopo poche settimane fummo invitati a Cabras per disputare una partita con i ragazzi di pari età, in occasione della festa di Santa Maria. Giocammo una partita entusiasmante, probabilmente la migliore dell'intera stagione, vincendo e portando a casa la coppa. Tra l'altro, giocò in porta un altro fuori quota: Efisio Mura. Eravamo felicissimi.
Il campionato si concluse verso la fine di aprile, o ai primi di maggio. Dopo poche settimane fummo invitati a Cabras per disputare una partita con i ragazzi di pari età, in occasione della festa di Santa Maria. Giocammo una partita entusiasmante, probabilmente la migliore dell'intera stagione, vincendo e portando a casa la coppa. Tra l'altro, giocò in porta un altro fuori quota: Efisio Mura. Eravamo felicissimi.
Oggi ricordo quel nostro primo campionato di calcio come un'avventura bella e straordinaria, fatta di sacrifici, entusiasmo e amicizia.
Molti dei ragazzi che avevano composto la squadra dei Giovanissimi”, due anni più tardi, costituirono l'ossatura della formazione dei “cadetti”, che stravinse il campionato CSI.
Molti dei ragazzi che avevano composto la squadra dei Giovanissimi”, due anni più tardi, costituirono l'ossatura della formazione dei “cadetti”, che stravinse il campionato CSI.
di Gilberto Linzas
Fotografie Tullio Carta


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