martedì 15 maggio 2012

Il personaggio: "MAIORCA" - di Giuseppe Mocci

Il signor Maiorca Francesco arrivò a Riola, forse nel 1928, come elettricista capo della Società Elettrica Rio Mannu. Egli era una persona gentile e professionalmente capace, un gran lavoratore; aveva imparato il mestiere in Marina, in una nave da guerra.
La predetta Società portò l’energia elettrica in paese, servendosi dell’opera del signor Maiorca e di operai della zona.
Finite le condotte che portavano l’energia elettrica dalla centrale del Tirso, la medesima Società provvide subito a costruire la cabina elettrica in via Regina Elena e ad allacciare la corrente a chi ne faceva richiesta; naturalmente, a pagamento.
Il primo allaccio è stato quello del Municipio, poi quello delle Scuole elementari e delle numerose vie di Riola.

Francesco Maiorca (1907-1997)

L’avvenimento determinò un’importante e bellissima trasformazione del paese e del costume dei suoi abitanti. Prima, in paese, non si poteva uscire di notte, perché non esisteva impianto di illuminazione pubblica; le case venivano illuminate con candele e/o lumicini vari. D’inverno le famiglie andavano a letto presto o rimanevano davanti al caminetto acceso, per riscaldarsi, conversare e raccontare i famosi còntusu de forredda.
D’estate, quando c’era la luna piena, dopo cena, le famiglie uscivano di casa per godere il bel fresco ristoratore. Con l’arrivo dell’energia elettrica quindi, e grazie al lavoro del signor Maiorca e dei suoi operai, a Riola, nel giro di pochi anni, il cinquanta per cento delle famiglie disponeva della luce elettrica in casa.
Ricordo che nel 1936, quando frequentavo la prima elementare, in casa mia c’era già la luce elettrica. La linea elettrica, che partiva dal contatore, era costituita da un cordoncino bianco, fissato al muro con isolanti di vetro e con interruttori un po’ grossi, ugualmente di vetro. Gli impianti non erano incassati, perché le case erano già costruite e nessuno voleva rovinare gli intonaci delle varie pareti.
I lampadari erano molto semplici; quasi sempre erano costituiti da un piatto metallico smaltato di bianco con una sola lampadina; qualche volta, nelle case dei ricchi, si potevano vedere lampadari con più luci e adornati con fiori di cristallo. Comunque, in ogni casa c’erano ancora le candele e i lumicini di scorta, perché spesso mancava la corrente e si rimaneva al buio.
Allora, gli impianti tecnologici non erano sofisticati come oggi, quindi spesso mancava la corrente. In quelle occasioni la gente imprecava in modo benevolo contro l’incolpevole elettricista e soleva dire: Maradittu sìasta Maiorca!, oppure Maiorca, ischidadindi!”.
Praticamente Maiorca voleva dire luce. Ma il signor Maiorca voleva dire anche acqua. Sì, acqua, perché con la sua operosità si interessò anche degli impianti idrici. L’acquedotto, infatti, fu realizzato nello stesso periodo. Il signor Maiorca portò l’acqua in tante case; era un genio anche in questo campo. Egli, quando smontava dal servizio nella Società, con l’ausilio di un operaio, procedeva ad allacciare impianti idrici, che consistevano in un rubinetto con una vaschetta, di solito collocato in cortile o in cucina.
Ricordo che quando i figli Carmelo e Mario ultimarono le scuole elementari, il signor Maiorca li addestrò professionalmente ed essi divennero bravi elettricisti e idraulici. I due fratelli continuarono il lavoro del padre e, negli anni 1945/60, realizzarono in paese tanti impianti elettrici e idrici (ma ora questi impianti venivano, quasi tutti, incassati nelle pareti).
Il signor Francesco Maiorca è stato per Riola un benemerito; meriterebbe sicuramente l’intitolazione di una via del nostro paese.

Testo di Giuseppe Mocci - Tutti i diritti riservati.

Editing G. Linzas 

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