L’opuscolo - come viene chiamato dall’autore – è stato pubblicato dalla Tipografia Arborense nel 1873 con il titolo “Memorie D’Arborea”. Si tratta di una raccolta di notizie storiche sulla fondazione di Oristano e sulla chiesa Arborense “tratte in gran parte da documenti inediti” come dichiarato nel sottotitolo di copertina (*).
La parte dedicata alla chiesa di Santa Corona è concentrata in poche righe, ma le notizie e le considerazioni riportate mi hanno incuriosito.
In particolare, a pagina 37, il Canonico, commentando un antico documento riportato integralmente (che affermava di possedere in copia autentica), scrive quanto segue:
“Santa Corona di Nuole
– Questa pare sia stata parrocchiale del paese Nuole, e la chiesa ed il paese
non sono più. Esiste bensì il campo aratorio denominato ancora Saltu de Santa
Corona: vi si notano ancora i vestigi della chiesa e di case, e la statua della
Santa fu trasferita alla vicina Parrocchia di Riola dove si celebra l’annua
festa. Da questo fatto parmi almeno molto verosimile che anche il popolo siasi
unito a Riola. Il salto poi di Santa Corona era del Priorato di Bonarcado ed
ora è colpito dalle stesse leggi che colpirono gli altri beni ecclesiastici.”
Si tratta infatti dell’atto con il quale l’Arcivescovo di
Arborea Bernardo confermava al Monastero di Bonarcado le donazioni e le
disposizioni stabilite dal suo fondatore Costantino II (doc. n. XXVII). Un documento importante, poiché per la prima
volta è citata la chiesa di Santa Corona, indicata come “ecclesiam Sanctae Coronae
de Nu(v)ole”, concessa in donazione con
tutto il suo patrimonio il 20 ottobre 1211.
Stranamente nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado,
scoperto successivamente alla pubblicazione del Codex Diplomaticus, nella
scheda che documenta le donazioni originarie del Giudice Costantino d’Arborea si fa riferimento ai possedimenti della domus denominata di Sancta Corona de Rrivora (scheda n.1), e non Sanctae Coronae de Nu(v)ole.
Fatte queste precisazioni, ciò che colpisce maggiormente nelle
annotazioni del canonico Scintu è l’ipotesi
dell'esistenza di un fantomatico paese di Nuole, del quale la chiesa di Santa Corona sarebbe stata la parrocchiale e la cui popolazione, “verosimilmente”, si sarebbe in seguito unita a quella di Riola.
Non risulta che in alcun altra opera o studio successivo
tale ipotesi sia stata ripresa o che sia stata proposta una spiegazione plausibile della
differente denominazione.
Viene dunque spontaneo domandarsi se Nu(v)ole e Rrivora fossero in realtà la stessa località, oppure se - come sostenuto dal canonico - siano effettivamente esistiti due piccoli villaggi o agglomerati di case che, in un secondo momento, si unirono.
Credo comunque che difficilmente si potrà giungere a una risposta definitiva e che il “mistero”
– se di mistero si tratta – sia destinato a rimanere tale.
di Gilberto Linzas
Nota
(*) Nell’introduzione del suo libro, il Canonico Salvatore Angelo Scintu precisa quanto segue:
“le poche memorie, che di questa storica terra d’Arborea ti offrirà il presente Opuscolo, con lunga e noiosa fatica le spigolai, in parte dalle Pergamene e Fogli cartacei d’Arborea, di recente scoperti ed illustrati da due Sarde Celebrità, altre da Libri divenuti rarissimi….”.
Le suddette “Pergamene e Fogli cartacei d’arborea, di
recente scoperti..”, su cui si basa buona parte del libro (ma non la parte e i documenti a cui si
riferisce questo post), altro non sono
che i famosi “falsi d’Arborea” che ingannarono non solo il direttore della
Biblioteca Universitaria di Cagliari Pietro Martini, che li ricevette nel 1845
dalle mani del frate Cosimo Manca, ma numerosi altri studiosi, tra i quali
anche il La Marmora. I “falsi” di
Arborea, peraltro, continuarono ad avere numerosi sostenitori anche dopo la
scoperta della loro non autenticità avvenuta nel 1870.


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