Il territorio di Riola
Il territorio del comune di Riola è rappresentato nella sua interezza nel Foglio di Unione in scala 1:25.000, che riunisce le sezioni identificate con le ventiquattro lettere dell’alfabeto. Le suddette mappe, risalenti al 1883-84, recano tutte la firma del Geometra Antonio Costa, curatore ed estensore delle stesse.
Dalla veduta d’insieme, il territorio di Riola assume una forma che richiama quella di una chiocciola, con un "collo" allungato verso ovest in direzione di Su Cuccuru Mannu, dove si affaccia per un breve tratto sul Mar di
Sardegna, da Punta S’Incodina a Roia Su Cantaru. Entro i confini Comunali è compresa una porzione dello Stagno di Cabras.
I principali riferimenti per l’individuazione e la
rilevazione delle linee di confine sono costituiti da nuraghi o altri
elementi facilmente riconoscibili, naturali o artificiali, quali strade, rilievi collinari, terreni
privati o vigne, corsi d’acqua e paludi.
In particolare, i punti che all'epoca fissavano i confini amministrativi del Comune di Riola rilevati e riportati in modo analitico nelle mappe, sono i seguenti:
- ad ovest, a delimitare il corridoio che si protende in direzione di Su Cuccuru Mannu:- a nord-est:
- a est e a sud-est:
- a sud:
Chiuso Parrocchia di Nurachi (sulla strada Nurachi-Baratili), Vigna Marongiu, Vigna Giovanni Bellu, Vigna Michele Sias, Cammino Is Ollaius, Vigna Sebastiano Caria, Porta Trigu, Terreni Scolopi;
- a sud ovest, lungo il lato occidentale dello Stagno di Cabras:
Perda Su Meriagu Mannu, Nuraghe Ziricottu, Monte Palmas.
Lungo le linee di confine la mappa riporta inoltre numerosi triangolini rossi, che presumibilmente indicano la presenza di massi o grandi pietre, noti come pèdrasa de làcana, collocati all’epoca per segnare con precisione i diversi punti di delimitazione territoriale.
Le paludi (1)
Una delle caratteristiche più evidenti del territorio riolese è la presenza di numerose paludi, che un tempo ricoprivano non soltanto le aree prossime al corso del fiume e allo Stagno di Cabras, ma si estendevano anche su vaste porzioni del territorio comunale, distanti diversi chilometri dal centro abitato. Quasi tutte erano classificate come “demaniali”.
Queste paludi costituirono storicamente una naturale difesa contro le incursioni dei pirati barbareschi che infestarono il Mediterraneo dal XVI° secolo fino all'inizio del XIX° (le invasioni arabe in Sardegna, come nel resto del Mediterraneo, si erano peraltro già verificate alla fine del primo millennio). Al tempo stesso, esse rappresentarono un grave problema sanitario, in particolare per la diffusione della malaria.
Molte di queste aree paludose sono tuttora presenti; altre, invece, sono
state bonificate a partire dalla metà del Novecento e trasformate in terreni coltivabili.
Paludi di maggiori
dimensioni:
Paul’e Mistara e Su Spainteddu: paludi localizzate sulla sponda sinistra del fiume, dunque in immediata prossimità del centro abitato, si estendevano in direzione Baratili congiungendosi alla palude Santa Barbara. Esse occupavano sostanzialmente l'intera area che oggi comprende il campo
sportivo, il parco sul lungo fiume, gli orti urbani e la parte bassa cimitero.
Pauli Su Pranu Arredei (o Arridei): (2) identificata nelle fonti più recenti come località Parradei, fu oggetto di bonifica; gran parte dei terreni così recuperati è in affitto/concessione alla Cooperativa Quattro Mori fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso.
Paludi tra Riola, Baratili e Nurachi
Paul’e Coni: bonificata;
Pauli Sa Spertura: bonificata; si estendeva parzialmente nel territorio del Comune Baratili;
Paul’e Idda: bonificata; ricadeva in parte nel territorio del Comune di Nurachi;
Pauli Santa Barbara: bonificata, situata quasi interamente nel territorio di Baratili;
Pauli Mare Foghe: palude che ha dato il nome al tratto terminale del fiume di Riola; ricadeva nei territori di Baratili, San Vero Milis e Zeddiani. Il fiume di Riola è identificato come Rio Mannu, o canale di Rio Mar'e Foghe; in passato, dai riolesi, era comunemente chiamato "S'Indorau".
Paludi a margine del lato sinistro del fiume, tra Riola e Cabras
Paul’e Fenu: bonificata; occupava un'area adiacente
al fiume, estesa quasi fino allo sbocco nello stagno. La località è tuttora denominata
Palavenu;
Paludi sul lato destro del fiume, dal ponte verso lo sbocco sullo stagno di Cabras e in prossimità dello Stagno Pischeretta (che costituisce parte dello stagno di Cabras)
Pischina Canis;
Pauli Sa Rivera;
Pauli Lutroxiu e Prunas;
Pauli Su Stani Mannu;
Pauli Brazzu Orrù;
Pauli Su Ludosu;
Nelle mappe non viene indicata la palude Pauli Rasu o Arrasu (Parrasu), che occupava il tratto iniziale della sponda destra del fiume dal ponte in direzione ovest.
Paludi a margine o in prossimità
della sponda ovest, nord-ovest dello stagno di Cabras
Altre paludi nel Sinis di Riola
Pauli S’Untruxiu o S'Antruxiu (bonificata; S'Antruzu in riolese);
Pauli Sa Segadroxia (bonificata; Segadroza in riolese);
Pauli Benatzu Su Moru (parzialmente bonificata);
Pauli Bidda Majori: ancora esistente in prossimità di Sal'e Porcus; ricadente parzialmente in territorio di San Vero Milis;
Pauli de Civas; Pauli Orgoleddu: bonificata;
Pauli Funtana Nuova: bonificata;
Pauli de Su Gureu o de S’Ureu: bonificata;
Pauli Leporinus: bonificata;
Pauli Sa Cozzighina: bonificata;
Pauli Pearba: bonificata; ricade solo parzialmente in territorio Riola e per la quota maggiore in territorio di San Vero Milis.
Alcune paludi e stagni oggi (foto)
post a cura di Gilberto Linzas
Note
(1) Dal libro “Zenti Arrioresa” di Claudio A. Zoncu pubblicato nel 2001, abbiamo notizie sulle attività agricole che interessavano alcune zone palustri più vicine al paese fino alla prima metà del secolo scorso:
“Nel periodo primaverile, durante il prosciugamento delle
paludi che attorniavano il paese (“Pala Fenu”, “Pala Rasu”, “Pala Coni”, “Sa
Roia”, “Santrabara” e “Sa Paui Manna”, i riolesi seminavano legumi e ortaggi,
ottenendo copiosi raccolti. Era famoso tra i paesi del circondario un tipo di
fagiolo molto coltivato dai riolesi: “su pisu ‘e cara”, conosciuto ne paesi
vicini anche con il nome di “su pisu biancu de Arriora”, preferito alle altre
qualità per via “de sa bona cottura”.
(2) Notizie storiche e annotazioni riguardanti le paludi di Pranu Arrideli e Sa Cozzighina, tratte dal libro “Fatti e misfatti di Riola” di Giovanni Piras, pubblicato nel 2010:
“Chi si attarda oggi ad osservare quell’immensa palude di un
tempo chiamata Pranu Arrideli, resta ammirato, direi sconcertato, dall’immenso
cambiamento che in tal posto è stato fatto in seguito ai lavori di bonifica
effettuati sullo stagno paludoso di Benettudi dai fratelli Carta, proprietari;
col convogliamento verso Is Benas delle acque ivi stagnanti, che prima
riversavano su Pranu Arrideli ed in seguito sulla palude de Sa Cuzzighina, fino a raggiungere il Rio Mannu e
il contiguo stagno di Cabras. Sapere che nel 1836 tanto Su Parradei che Sa
Cuzzighina furono oggetto di contesa col marchese D’Arcais, che voleva
impossessarsene quale feudatario, contesa che si risolse a beneficio del Comune
perché il sindaco di allora vi si oppose, ritenendo che trattandosi di paludi
non coltivabili e solo adibibili a pascolo per alcuni mesi all’anno non potevano essere
oggetto di chiudenda, quindi erano e dovevano restare proprietà del Comune."
[...]
"La trasformazione fondiaria, le coltivazioni operate, il
progresso che, se da un lato hanno dato la possibilità di rendere produttiva
una si vasta area di terreno, ne ha modificato l’habitat, e laddove migliaia di uccelli selvatici
prosperavano tranquilli e facevano i loro nidi, rendendo l’ambiente una specie
di zoo avicolo a cielo aperto, ora vi pascolano centinaia di pecore, di capre,
di maiali, vacche e vitelli e vi si producono patate, legumi e granaglie di
ogni sorta, sicché non è possibile pensare neppure lontanamente com'era al
tempo dell’infanzia dello scrivente, quando appena ragazzino di dieci, undici
anni, nel periodo dell’aratura e della seminagione, andava quasi tutte le notti
a portare il cavallo al pascolo e poiché era lontano dal paese, dormiva là, sul
margine di qualche fossato, sopra una bisaccia stesa per terra..."
[...]
"Ora, laddove le folaghe, le anitre, le quaglie, le galline
selvatiche, le pavoncelle (su ziriziri) e nei cui bordi abbondavano le allodole,
le cinciallegre e tanti altri tipi di selvaggina, compresi lepri e conigli, si
vedono le pecore, le capre, le vacche, i tacchini e le galline, i maiali, tutti
animali d’allevamento, coltivazioni di granaglie di ogni sorta, che danno la
sensazione del progresso, ma che lasciano nel cuore di chi ha visto prima quei
luoghi quel senso di rammarico e di amarezza come di chi prova la scomparsa di
un bene perduto per sempre e che mai più potrà ritornare."
Post collegati (per visualizzare clicca sui link):
Riola: Cartografia dell' '800 - le vie storiche e Santa Corona (1ª parte)
Toponimi del territorio di Riola: Taccu, Praucchi, S'Arroia, Orgoeddu (a cura di B. Sulas)
Il Sinis di Riola: annotazioni; "su 'acchibi de Zuanni Mòntisi"














Molto interessante!Si dovrebbe studiare a scuola!Abbiamo bisogno di non dimenticare le nostre radici e approfondire!
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